LETTERINA ALLA MIA SCUOLA

(scritta da un bambino della classe prima della scuola primaria…
con l’aiuto della sua mamma!)

Cara scuola Santa Marta,
ho 6 anni e quest’anno sono entrato in classe per la prima volta.
Ho lasciato i miei amici dell’asilo e le maestre che conoscevo bene per andare in una scuola tutta nuova, con compagni e maestre che non conoscevo.
È stato tanto bello: ho fatto un mucchio di cose divertenti, i compagni sono diventati nuovi amici e gli insegnanti i miei nuovi punti di riferimento.
Voglio bene ai miei amici, voglio bene ai miei insegnanti.

Quando a scuola non c’era la mamma c’erano le maestre e le suore.
Anche loro mi vogliono bene.
Anche la Preside mi vuole bene.

Poi  sono successe tante cose strane e poco dopo le vacanze di Natale è arrivato il Coronavirus. 
Praticamente da fine Febbraio non sono più andato in quella scuola che mi piaceva davvero tantissimo.
All’inizio ero felice, anzi, felicissimo! Ero in vacanza! Le “vacanze del Coronavirus”, come diceva mia sorella.
Poi le vacanze non finivano, tutti i giorni c’erano i compiti da fare, intorno a me vedevo che le persone erano preoccupate e pensavano non capissi.
Non potevo più andare dalla nonna e il nonno, non potevo uscire, non potevo andare più a calcio.   Ed era colpa del Coronavirus.
Moriremo tutti? Chiedevo alla mamma.
Lei diceva sempre di no, ma credo che mentisse perché mi vuole bene.
Credevo proprio che alla fine saremmo morti tutti, non finiva mai questo Coronavirus.
E bisognava stare in casa.
La mamma e il papà andavano al lavoro, poi un po’ sono stati a casa, che gioia quando li avevo tutti per me!
È stato bellissimo fare i compiti con la mamma, una riga e un bacio, un disegno e un abbraccio.

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Buona lettura

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LETTERINA ALLA MIA SCUOLA

(scritta da un bambino della classe prima della scuola primaria…
con l’aiuto della sua mamma!)

Cara scuola Santa Marta,
ho 6 anni e quest’anno sono entrato in classe per la prima volta.
Ho lasciato i miei amici dell’asilo e le maestre che conoscevo bene per andare in una scuola tutta nuova, con compagni e maestre che non conoscevo.
È stato tanto bello: ho fatto un mucchio di cose divertenti, i compagni sono diventati nuovi amici e gli insegnanti i miei nuovi punti di riferimento.
Voglio bene ai miei amici, voglio bene ai miei insegnanti.

Quando a scuola non c’era la mamma c’erano le maestre e le suore.
Anche loro mi vogliono bene.
Anche la Preside mi vuole bene.

Poi  sono successe tante cose strane e poco dopo le vacanze di Natale è arrivato il Coronavirus. 
Praticamente da fine Febbraio non sono più andato in quella scuola che mi piaceva davvero tantissimo.
All’inizio ero felice, anzi, felicissimo! Ero in vacanza! Le “vacanze del Coronavirus”, come diceva mia sorella.
Poi le vacanze non finivano, tutti i giorni c’erano i compiti da fare, intorno a me vedevo che le persone erano preoccupate e pensavano non capissi.
Non potevo più andare dalla nonna e il nonno, non potevo uscire, non potevo andare più a calcio.   Ed era colpa del Coronavirus.
Moriremo tutti? Chiedevo alla mamma.
Lei diceva sempre di no, ma credo che mentisse perché mi vuole bene.
Credevo proprio che alla fine saremmo morti tutti, non finiva mai questo Coronavirus.
E bisognava stare in casa.
La mamma e il papà andavano al lavoro, poi un po’ sono stati a casa, che gioia quando li avevo tutti per me!
È stato bellissimo fare i compiti con la mamma, una riga e un bacio, un disegno e un abbraccio.

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La scuola come luogo di quotidiana accoglienza

La scuola come luogo di quotidiana accoglienza

Il tratto della "quotidianità" connota la pedagogia dell'accoglienza quale noi la intendiamo.

Accogliere, infatti, è il tratto permanente del nostro agire educativo, l'opzione di fondo della nostra progettualità pedagogica e didattica. Questa scelta deve trovare concreta espressione in una scuola che sia per tutti "casa ospitale" in cui ciascuno, senza discriminazioni, possa sentirsi accettato così com'è e invitato a partecipare ad una relazione educativa fatta di amore competente, capace di motivarlo, di coinvolgerlo e di proporgli ciò che meglio risponde ai suoi bisogni di formazione.

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Tempo di Pasqua

Che succede in un negozio di occhiali? Di solito ci va chi fatica a vedere, non riesce bene a mettere a fuoco, ha bisogno di un aiutino per poter gustare la realtà così come è veramente ... E' ciò che vorremmo fare in questo tempo di quaresima in cui desideriamo "scacciare i demoni", opporci al male, lottare contro il maligno che ha degli occhiali attraverso i quali ci mostra una realtà spesso deformata ... è furbo e ci fa vedere bello anche ciò che non lo è.

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